Le emozioni sono uno splendido esempio di integrazione fra corpo e mente. Infatti nascono da una splendida congiunzione fra ciò che ci aspettiamo di vivere e quello che si realizza e viviamo davvero. Quando una condizione ambientale o di vita conferma o contrasta una nostra aspettativa l'emozione ci prende dentro e ci permette di partecipare intensamente, profondamente al gioco della vita. L' emozione non è mai neutra: è favorevole quando nasce dall'esperienza che rinforza una nostra aspettativa, è sfavorevole quando l'esperienza annulla, contrasta, si oppone, tradisce quella stessa aspettativa. Ma non per questo dobbiamo temerla perché positiva o negativa è la straordinaria conferma che viviamo e sappiamo farlo con tutto noi stessi: la partita si vince affrontando le difficoltà e gustandosi le gioie e i successi.
Le emozioni, provocate da uno stimolo fisico-sensoriale, evolvono interiormente attraverso una partecipazione ed un coinvolgimento della mente e trovano una propria manifestazione attraverso il corpo che diventa l'oggetto effettore dello stato emotivo: le modifiche del battito cardiaco, del respiro, della circolazione, della digestione, della pressione sanguigna, della secrezione ghiandolare, delle funzioni motorie e vegetative ne sono la testimonianza tangibile. Anche la mente partecipa, con un' intensità correlata a quella della emozione, attraverso l' alterazione, fino all'annullamento, dei normali schemi organizzativi, di valutazione e di reazione: vengono modificate le capacità di osservazione obiettiva e di discernimento della realtà fino alla compromissione delle normali potenzialità di reazione e di fuga. Per questo l'emozione, per intensità e durata, può essere paralizzante e destrutturante e più è duratura più è destrutturante, cioè capace di far saltare la normale impalcatura psicosomatica dell'individuo.
L'innamoramento è uno stato emotivo così intenso da dare le modificazioni appena descritte, ma lo è anche la paura, o il piacere orgasmico ecc. ecc. Molte altre emozioni meno forti si associano a manifestazioni corporee e psichiche molto minori ma pur sempre presenti ed evidenziabili.
Le emozioni fanno bene alla salute a patto che accettiamo di viverle e di esprimerle senza vergogna, senza disagio, senza colpa e senza inganno.
La chiave è tutta qui: le emozioni che sopprimiamo o nascondiamo ci logorano dentro perché contrastano il nostro bisogno di vivere in modo "umano" la nostra vita. Non siamo dei robot , siamo persone e la differenza sta proprio lì nelle emozioni che proviamo in noi. Ogni interazione con noi stessi, con gli altri, con l' ambiente che ci circonda è foriera di emozioni: è la nostra umanità.
Se ci crediamo così forti, da essere freddi e glaciali nei confronti delle emozioni, in realtà rinunciamo a vivere una parte importante di noi, rinunciamo a vivere noi stessi, la nostra intima essenza di persone. Non riusciamo a realizzarci pienamente rinunciando alle emozioni eppure, sempre più spesso, sacrifichiamo le nostre partecipazioni emotive ad una tanto razionale quanto finta maschera di gesso, dietro alla quale ci nascondiamo per non apparire quello che in realtà siamo, forse per non soffrire la paura di non essere accettati. Piangere o ridere, arrabbiarsi o commuoversi, accalorarsi o svilirsi, illudersi o deludersi, sognare o sperare e tante altre emozioni di ogni giorno appartengono a uomini e donne che decidono di vivere fino in fondo la loro umanità sulla scena del mondo.
Tendenzialmente definiamo deboli i più sensibili e emotivi mentre mentre il comportamento freddo, distaccato e inflessibile rappresenta, nel nostro immaginario, l' atteggiamento tipico della persona forte, tenace e sicura. Ne deriva che volendo affermarsi nella vita il nostro atteggiamento troppo sensibile rischia di non essere capito, anzi potrebbe essere deriso e rifiutato. Allora pensiamo bene di mascherarlo a favore di un atteggiamento più indifferente e meno coinvolto che presto si strutturerà in modo così rigido da non concedere nulla né a sé né agli altri. Infatti saremo sempre più convinti che quel che conta sono le cose concrete, pratiche, i fatti e non le parole o le sensazioni. I soldi conteranno sempre più degli svaghi, il lavoro più delle vacanze, la produzione innanzitutto perché al ricreazione è infruttuosa, le ore lavorate sempre più togliendole a famiglia e figli, anzi la prima cosa della vita diventa, sempre più, il guadagno e sempre meno le occasioni per spenderlo ecc. ecc.
Questa cultura finirà per assorbire tutto il nostro pensiero fino a modificare le azioni quotidiane in modo coerente con essa ribaltando la scala delle priorità della propria vita e, di conseguenza, si modificheranno anche le concessioni personali: non più disposti a pensare, ammettere ed accettare i nostri come gli altrui limiti che assumeranno, via via, il sapore amaro di una sconfitta personale, di una perdita di credibilità, di affidabilità, di tempo e di produttività. In modo lento ma inesorabile ci assale, via via, il tarlo dell'efficientismo meccanicistico per cui anche le persone vengono valutate solo in termini quantitativi e molto meno qualitativi, specie se per qualità si intende quella delle doti umane più che del prodotto,
E' così che si comincia a parlare ( e soffrire ) di stress. Quello stato di superaffaticamento dato dal bisogno, imposto, di agire ad una velocità e con un rendimento superiore a quello che le proprie forze, la propria indole e i propri talenti potrebbero permettere.
Ma parlare di indole e talenti riporta il discorso sui limiti, perché accettare la mia diversità, dagli altri, significa affermare che io sono, prima di tutto, una persona e non una macchina o un numero, e valgo per questa mia diversità, peculiarità, particolarità, identità... che mi fa essere unico al mondo !
Ammettere questo significa, per ognuno, cambiare strategia di vita con una attenzione tutta nuova verso se stesso, verso gli altri e impostare il proprio modo di relazionarsi all'altro sulla base del rispetto reciproco. Significa imparare a superare la logica del giudizio e della continua competizione con il mondo per affermare se stesso, le proprie idee, le proprie capacità, quasi a volersi guadagnare sul campo, dagli altri, il riconoscimento che non si èp stati capaci di costruirsi da soli.
E' la relazione basata più sul fine gioco del potere che sul più raffinato rapporto di considerazione vicendevole.
Il proprio valore va conquistato da soli credendo per primi nelle proprie capacità e cercando di migliorarle con un abile impegno di ricerca personale. Invece spesso si preferisce ostentare anche ciò che non si è e non si sa fare, ostaggi, come siamo, più di una cultura dell'apparire più che dell'essere.
Occorre accettare che gli altri se ne possano accorgere nei tempi e nei modi che gli sono propri e che sono propri di una relazione disinteressata ed altruista.
Lo stress di aver perso di vista il contenuto umano della vita quello fatto di parole e di scambi, di emozioni e di sensibilità, di partecipazione di coinvolgimento fa parte ormai della nostra quotidianità.. occorre fare marcia indietro e ridefinire senso e significati di una vita che, per ognuno è una grande ed unica opportunità... da non sprecare e sperperare ma da vivere il più pienamente possibile dando importanza ai fatti ma ancor più alle emozioni che li accompagnano e con cui li viviamo Questa è la chiave che può salvare la nostra esistenza e farcela apprezzare rendendoci soddisfatti di viverla gustandocela attimo per attimo.