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Sarcoma Pediatrico

Sarcoma Pediatrico

Il sarcoma pediatrico è una malattia molto rara che colpisce le cellule dei tessuti connettivi quali: muscoli, grasso, tendini, vasi sanguigni che appunto “connettono” e proteggono gli organi. E’ definita malattia “rara” perché ha una bassa incidenza che arriva a colpire meno di 6 persone su 100.000 all’anno. Ad oggi, esistono oltre 50 tipi diversi di sarcoma che possono essere distinti in 2 grandi gruppi:

  • Sarcomi dei tessuti molli (STS)
  • Sarcomi dell’osso

Questa malattia può insorgere a qualsiasi età! In generale, i sarcomi dei tessuti molli (STS) possono colpire qualsiasi fascia d’età, sia pediatrica che adulta (con i loro specifici sottogruppi di sarcoma) mentre i sarcomi dell’osso colpiscono maggiormente gli adolescenti e i giovani adulti. Il sarcoma dei tessuti molli di solito, insorgono in maniera asintomatica o comunque con sintomi non specifici e ciò rende complicato intervenire nella fase iniziale del tumore. Infatti, molto spesso ci si accorge della malattia soltanto quando questa è in fase avanzata. Il rischio maggiore e non sempre visibile (in base a dove è localizzato il tumore) è che la massa tumorale vada ad ingrandirsi sempre di più, provocando in alcuni casi manifestazioni di tumefazioni più o meno doloranti sul corpo del paziente.

Diagnosi

Non avendo sintomi specifici che ci aiutino a capire dove e come si è formata la massa tumorale, non sempre è semplice eseguire una diagnosi completa perché appunto, il paziente potrebbe aver sviluppato una tumefazione in una zona nascosta che non permette l’immediata localizzazione. Le soluzioni possibili per individuare il tumore in caso di sospetto di sarcoma sono: L’ecografia, la TAC con mezzo di contrasto, un prelievo bioptico ed un esame istologico o ancora un RMN con mezzo di contrasto.

Esistono delle cure?

Come ogni malattia, le cure non sono mai semplici ed immediate! Nonostante ciò il sarcoma pediatrico può essere curato tramite la chirurgia, la chemioterapia o la radioterapia.

La vera difficoltà però è quella di intervenire in maniera immediata sul problema perché la scarsa conoscenza della malattia fa morire percentuali elevate di bambini che potrebbero essere salvati se solo venissero fatti studi e ricerche più approfondite! Proprio per questo motivo, l’associazione ONLUS Genitori Insieme si impegna al 100% per la ricerca sul sarcoma e sul finanziamento dei giovani universitari che studiano questo tipo di malattia. In questo modo, aumentiamo le possibilità di intervento immediato e ovviamente di guarigione.

Fai anche tu una piccola donazione per supportare questa nostra iniziativa e per dare una seconda vita ai bambini che alla loro tenera età stanno già lottando una battaglia più grande di loro.

L’Astrocitoma

Cos’è l’astrocitoma

L’astrocitoma è un tumore pediatrico che colpisce il sistema nervoso centrale e fa parte di un gruppo di tumori chiamati gliomi. Le cellule gliali sono cellule a sostegno dei neuroni e si suddividono in 4 tipi: gli astrociti, gli oligodendrociti, le cellule ependimali e le cellule della microglia. Gli astrociti sono chiamati così per la loro particolare forma a “stella” e sono le cellule gliali incaricate al sostegno e al nutrimento dei neuroni, nonché della riparazione del tessuto nervoso. Quando gli astrociti diventano tumorali, si dividono e si moltiplicano dando vita a quello che noi chiamiamo “astrocitoma”.

Tipologie di astrocitoma

Grazie agli esami istologici che ci hanno permesso di vedere l’aspetto dei gliomi con il microscopio, è stato possibile dividerli in 4 gradi:

  • I gliomi di grado I e II, sono definiti tumori a basso livello di malignità;
  • I gliomi di grado III e IV sono definiti tumori ad alto livello di malignità

Quando il tumore è  basso livello di malignità, è più semplice intervenire ed eliminare il tumore. Questo perché gli astrocitomi tendono a crescere lentamente e in genere non invadono i tessuti circostanti. Al contrario, se è ad alto grado di malignità, gli astrocitomi crescono più velocemente e si infiltrano nei tessuti sani. Per i bambini, in particolare, sono più frequenti gli astrocitomi a basso grado di malignità.

Quali sono i sintomi

A causa della pressione endocranica (pressione all’interno del cranio) i sintomi che si possono avvertire sono: cefalee, vomito, nausea, problemi di offuscamento della vista, difficoltà a camminare, crisi epilettiche ed anche la sonnolenza.

I bambini piccoli possono avere anche un’improvvisa perdita dell’appetito, irritabilità, aumento della dimensione della testa, ritardo nello sviluppo ed anche perdite motorie o intellettuali.

Come si cura l’astrocitoma?

Quando è possibile, si fa ricorso alla chirurgia. Se quest’ultima va ad intaccare zone vitali del bambino, si tende ad evitare questo tipo di procedimento. Ovviamente, se il gradi di malignità del tumore è alta, la sola chirurgia non basta e deve essere accompagnata anche dalla radioterapia e dalla chemioterapia. In casi specifici si può ricorrere anche a terapie a bersaglio molecolare, ossia farmaci mirati a specifiche molecole. Inoltre, è importante sottolineare che ogni terapia deve essere seguita anche da un periodo di riabilitazione che permette di rendere migliore la qualità della vita del bambino.

E’ possibile prevenire la malattia?

Prevenire una malattia, significa conoscere bene i fattori scatenanti che le hanno dato origine ma purtroppo, non abbiamo ancora tutte le basi per una conoscenza a 360 gradi. Negli adulti, molto spesso si può presumere che l’esposizione a sostanze cancerogene o abitudini sbagliate abbiano contribuito alla crescita tumorale ma non sempre sono queste le cause. Per i bambini più piccoli, data la loro età, è ancora più difficile capire quali siano le cause e ciò rende difficile se non impossibile, prevenire il tumore.

Da anni, l’associazione ONLUS è a sostegno delle ricerche oncologiche e sostiene tantissime famiglie che combattono il cancro insieme ai propri figli! Sostienici anche tu con una piccola donazione per contribuire alla lotta contro questo male che colpisce numerosi bambini che vorrebbero soltanto tornare a giocare e a sorridere spensierati.

Leucemia Linfoblastica Acuta

Cos’è la leucemia linfoblastica acuta

La leucemia linfoblastica acuta (LLA) è una neoplasia ematologica (tumore del sangue) molto diffusa che colpisce maggiormente i bambini in età pediatrica. Infatti in Italia, secondo i dati dell’AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori) circa 40 bambini su un milione vengono colpiti dalla leucemia linfoblastica acuta.

Questo tipo di tumore ha origine tendenzialmente nel midollo osseo, dove è presente una cellula chiamata linfoblasto incaricata di dare vita ad altre cellule del nostro sistema immunitario. Il linfoblasto, in condizioni normali produce globuli bianchi di tipo linfoide, chiamati linfociti. Se il loro DNA è alterato, ci sarà una produzione di cellule malate che, dividendosi e moltiplicandosi, daranno vita al tumore.

Tipologie di linfoblasti

I linfoblasti si possono classificare in base alle molecole presenti sulle cellule tumorali. Infatti la presenza di determinate molecole, è specifica per una determinata cellula e per il suo stadio di maturazione. In particolare, dai linfoblasti scindono due tipi di linfociti: i linfociti T e i linfociti B, per cui avremo la leucemia linfoblastica a cellule T (che colpisce maggiormente i  bambini in età pediatrica) e a cellule B (che colpisce maggiormente i ragazzi in età adolescenziale).

Quali sono i sintomi

Innanzitutto, è bene precisare che la leucemia linfoblastica acuta, colpisce maggiormente i bambini che presentano malattie genetiche come la sindrome di Down o malattie legata al sistema immunitario. Ma come capire che si tratta di leucemia linfoblastica acuta? Esistono dei sintomi che possono aiutarci a capire se si tratta o meno di neoplasia. Come tutti i tumori, i sintomi possono essere confusi con altri tipi di malattie, per questo motivo è fondamentale consultare tempestivamente un pediatra non appena si notano dei primi segnali d’allarme.

Come abbiamo detto in precedenza la leucemia linfoblastica acuta è un tumore del sangue. Quindi, la diminuzione di globuli rossi nel sangue (anemia) può provocare nei bambini, pallore, stanchezza e debolezza. La carenza di globuli bianchi può provocare anche un aumento delle infezioni, accompagnate da febbre. Altri sintomi possibili possono essere perdita di peso, dolore alle ossa, mal di testa, nausea, sanguinamenti ed ematomi (a causa di una carenza di piastrine).

Quali sono le cure

Le terapie più utilizzate per curare la leucemia linfoblastica acuta sono: la chemioterapia, la radioterapia, terapie a bersaglio molecolare, la somministrazione di farmaci specifici come gli inibitori delle tirosin kinasi (che possono essere abbinati alla chemio). Nel caso in cui il corpo non rispondesse alla chemioterapia, si può ricorrere al trapianto di cellule staminali che eliminano completamente le cellule tumorali ma anche la parte sana del midollo osseo. Successivamente si iniettano altre cellule staminali (prelevate da un donatore sano) nel paziente che andranno a creare nuove cellule sane all’interno del midollo osseo.

Un altro tipo di terapia ancora poco conosciuto è l’immunoterapia che avviene tramite l’impiego di anticorpi monoclonali o con le cellule CAR-T. La terapia delle cellule CAR-T prevede il prelievo dei linfociti T dal paziente che dovranno essere modificati geneticamente in laboratorio. Nel DNA dei linfociti viene inserita una melocola chiamata recettore chimerico antigenico (CAR). L’obiettivo di questa terapia è quello di rafforzare l’azione dei linfociti T per eliminare definitivamente le cellule tumorali.

L’Ependimoma

Cos’è l’ependimoma

L’ependimoma è un tipo di tumore che colpisce il sistema nervoso centrale e fa parte di un gruppo di tumori chiamati gliomi. Il sistema nervoso centrale è composto da neuroni e da cellule di supporto chiamate cellule gliali. Queste cellule, a loro volta si dividono in: astrociti, oligodendrociti, cellule ependimali e cellule della microglia. Le cellule ependimali, in particolare, rivestono i ventricoli cerebrali e il canale centrale del midollo spinale, ma è possibile trovarli anche all’interno del cervello e del cervelletto. Quando una cellula gliale si trasforma in tumorale, prende il nome di glioma. Se poi, la cellula malata è quella dell’ependimoma, allora avremo quello che noi conosciamo come ependimoma. Esistono ben 4 gardi di malignità del tumore tra cui:

  • Grado I e II: il livello di malignità del tumore è basso;
  • Grado III e IV: il livello di malignità del tumore è alto;

In età pediatrica è molto diffuso l’ependimoma classico con un grado di malignità basso, ma è possibile che diventi anche più aggressivo (ependimoma anaplastico) arrivando a toccare il terzo grado di malignità.

Quali sono i sintomi dell’ependimoma

In base a dove è localizzato il tumore, si manifestano dei sintomi specifici come ad esempio:

  • Se è situato nell’encefalo, i sintomi che possiamo rilevar sono: mal di testa, nausee e vomito, problemi di equilibrio e di vista, crisi epilettiche e cambiamenti di umore.
  • Se è situato nel midollo spinale, i sintomi sono: dolore al collo, intorpidimento e problemi con la vescica.

Come si diagnostica l’ependimoma

Se un bambino presenta questi sintomi e si sospetta la presenza di ependimoma, il pediatra si occuperà di fare tutte le analisi necessarie per capire se si tratta di tumore oppure no. In particolare, viene fatta una visita al bambino sulla funzionalità del cervello e del midollo spinale. Se da questa visita fuoriescono delle anomalie, allora si va più in profondità e vengono effettuati altri accertamenti, tra cui (quelli più comuni) la risonanza magnetica e la tomografia computerizzata.

Cause

L’ependimoma, così come tanti altri tipi di tumori al cervello, insorgono senza alcuna motivazione specifica però, ci sono sicuramente dei fattori che contribuiscono alla nascita del tumore. In particole, in due casi:

  • Un precedente trattamento radioterapico alla testa. A tal proposito però, ci sono opinioni diverse perché alcuni medici sostengono che la radioterapia non abbia alcun effetto nocivo.
  • Soffrire di neurofibrosi di tipo II, ovvero una malattia genetico-ereditaria rara che determina la comparsa di diversi tumori al sistema nervoso.

I tumori sono ancora un grandissimo punto interrogativo e la conseguenza è che non ci è possibile prevenire né tantomeno intervenire il prima possibile per evitare che la malattia peggiori. Proprio per questo motivo l’associazione ONLUS si impegna nella ricerca oncologica perché soltanto in questo modo possiamo garantire una vita migliore ai bambini e donare loro una seconda vita!

Leucemia Mieloide Acuta

Cos’è la leucemia mieloide acuta

La leucemia mieloide acuta (LMA) è una neoplasia ematologica (tumore del sangue) molto frequente nei bambini in età pediatrica. Secondo le stime dell’AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori) circa 70-75 bambini l’anno vengono colpiti da LMA. Nonostante ciò, con gli anni, le garanzie di successo sono aumentate parecchio e la maggior parte dei bambini riesce a sopravvivere.

Questo tumore è causato da un cambiamento del DNA delle cellule staminali del midollo osseo che producono globuli rossi, bianchi e piastrine. La neoplasia è definita acuta proprio perché progredisce molto rapidamente. In particolare, le cellule colpite sono i “blasti” che hanno il compito di generare le cellule del sangue. Quando questo normale processo subisce un’anomalia, il blasto diventa leucemico, provocando una produzione incontrollata di cellule malate che danno origine al tumore. Le cellule leucemiche si accumulano nel midollo osseo, poi entrano nel sangue e possono raggiungere altri organi come i linfonodi, la milza, il fegato ed anche il sistema nervoso centrale.

Quali sono i sintomi e chi è a rischio

Ad essere maggiormente a rischio sono i bambini che presentano malattie genetiche come la sindrome di Down o altre malattie del sistema immunitario. Il rischio di avere un tumore al sangue è ancora più alto se il bambino ha in famiglia altri casi di leucemia mieloide acuta. Ovviamente, anche precedenti cure con chemioterapie e radioterapie possono essere causa di LMA.

E’ bene precisare che molti sintomi possono essere uguali ad altri tipi di malattie meno gravi. Per questo motivo, consigliamo sempre di contattare tempestivamente il proprio pediatra per fare un’analisi approfondita al bambino così da poter constatare se si tratti di tumore o meno.

Quali sono i sintomi?

  • La carenza di globuli rossi (anemia) provoca al bambino pallore, debolezza e stanchezza;
  • La diminuzione di globuli bianchi può provocare un aumento delle infezioni  e possono essere accompagnate da febbre;
  • La carenza di piastrine, può provocare sanguinamenti ed ematomi;
  • E’ possibile riscontrare anche dolore, sanguinamento alle gengive e macchie sulla pelle;

Tipologie di leucemia mieloide acuta

Esistono ben 8 sottotipi di leucemia mieloide acuta che variano in base al tipo di blasto mieloide che ha dato origine al tumore. Abbiamo i sottotipo M0-M05 che derivano da una cellula progenitrice dei globuli bianchi, il sottotipo M6 da un progenitore dei globuli rossi e il sottotipo M7 da un progenitore delle cellule da cui derivano le piastrine. Infine, il sottotipo M3 rappresenta la leucemia promielocita acuta, la quale beneficia di trattamenti specifici per la guarigione.

Quali sono le cure

Le cure più adatte alla leucemia mieloide acuta sono senza alcun dubbio la chemioterapia, la radioterapia, la somministrazione di farmaci chemioterapici che vanno ad eliminare definitivamente le cellule tumorali, ma anche quelle sane del midollo osseo. Successivamente si somministrano altre cellule staminali prelevate da un donatore (trapianto allogenico) e iniettate nel midollo osseo del paziente per rigenerare le cellule sane.

Il nostro impegno

L’associazione ONLUS si impegna nella ricerca oncologica per trovare soluzioni sempre più efficaci contro i tumori che colpiscono ogni anno tantissimi bambini. Il nostro obiettivo è quello di regalare un sorriso e un respiro di sollievo a tutte le famiglie e ai bambini che supportiamo ogni giorno. La ricerca scientifica sta facendo passi da gigante e piano piano, speriamo di riuscire a diagnosticare la malattia sempre più velocemente prima che questa peggiori.

Linfoma non-Hodgkin

Cos’è il linfoma non-Hodgkin

Il linfoma non-Hodgkin (LNH) è una neoplasia maligna che ha origine nel sistema lifatico. Quest’ultimo comprende i vasi linfatici, la linfa in essi contenuta e il tessuto linfatico presente in varie parti del corpo come i linfonodi, la milza, il timo, il midollo osseo e altri organi. Essendo diffuso praticamente in tutto il corpo, il tumore potrebbe apparire dappertutto! In particolare, il sistema linfatico è caratterizzato dalla presenza dei linfociti T e B che hanno la funzione di difendere l’organismo dagli agenti esterni e infezioni. Quando il suo normale processo è alterato, provoca la diffusione incontrollata di cellule malate che danno origine al linfona non-Hodgkin.

Differenza tra linfoma di Hodgkin e Non-Hodgkin

C’è una differenza sostanziale tra i due tipi di tumore. La differenza principale tra il linfoma di Hodgkin e il linfoma non-Hodgkin è la presenza di una cellula chiamata Reed-Sternberg. Il medico saprà sicuramente accorgersi di quale tipo di tumore si tratta con una diagnosi accurata. In questo modo si potrà intraprendere la terapia più adatta in base al tipo di neoplasia.

Chi è a rischio

Essendo il linfoma non-Hodgkin molto raro nei bambini in età pediatrica è difficile comprendere a pieno quali potrebbero essere le cause che hanno provocato la nascita del tumore. Nonostante ciò, vi è sicuramente una correlazione tra il tumore e l’inefficienza del sistema immunitario. Questa inefficienza può essere dovuta a malattie congenite come la sindrome di Wiskott-Aldrich, l’atassia teleangectasia e la sindrome da immunodeficienza combinata grave.

Altre cause che possono provocare l’indebolimento del sistema immunitario sono: il trapianto degli organi, infezione di HIV tramandato da madre in figlio,  il virus di Epstein Barr che causa la mononucleosi infettiva e infine anche i trattamenti per curare il cancro come la chemioterapia o la radioterapia.

Quali sono i sintomi

I sintomi legati al linfoma non-Hodgkin possono essere vari e differenziarsi in base al tipo di tumore e al suo stadio di maturazione. In linea generale però, un tipico segno di questo tumore è rappresentato dall’ingrossamento dei linfonodi superficiali (collo, ascelle e inguine). Se LNH colpisce l’addome può creare un blocco al passaggio delle feci, provocare nausea e vomito o una sensazione di sazietà precoce. Se invece si presenta a livello del torace può creare problemi respiratori, mentre se si presenta sulla cute, può provocare prurito o noduli sotto pelle.

Il linfoma non-Hodgkin diminuendo la presenza di globuli bianchi può indurre il paziente ad essere soggetto a più infezioni accompagnate da febbre. La carenza di globuli rossi, può provocare stanchezza e infine, la carenza di piastrine può provocare sanguinamenti più frequenti.

Ovviamente, questi sintomi possono essere legati ad altre malattie meno gravi. Proprio per questo motivo è necessario consultare tempestivamente il pediatra per fare una diagnosi accurata al bambino ed intervenire precocemente in caso di tumore.

Come curare il linfoma non-Hodgkin

Le terapie più utilizzate per combattere il linfoma non-Hodgkin sono senza alcun dubbio la chemioterapia, la radioterapia, il trapianto di cellule staminali che prevede il prelievo di queste cellule dal paziente prima di intraprendere la cura con farmaci ad alto livello chemioterapico. La terapia garantisce l’eliminazione definitiva delle cellule tumorali, ma anche di quelle sane. Per questo motivo, dopo la terapia, vengono iniettate nuovamente le cellule staminali sane al paziente per dare origine a cellule nuove e non tumorali.

Negli ultimi anni le ricerche cliniche antitumorali stanno facendo passi da gigante per trovare soluzioni sempre più efficienti per curare i pazienti affetti da LNH. Obiettivo condiviso e supportato dall’associazione ONLUS che ogni giorno, si impegna con l’unico scopo di aiutare tantissimi bambini chiusi in ospedale che lottano per la propria vita!

Medulloblastoma

Cos’è il medulloblastoma

Il medulloblastoma è un tumore fortemente maligno del sistema nervoso centrale. Il tumore ha origine nel cervelletto, il quale è responsabile di moltissime attività come quella di coordinazione motoria ed è molto frequente nei bambini in età pediatrica. Infatti, secondo le stime dell’AIRTUM (Associazione italiana registri tumori) l’incidenza si aggira intorno ai 7 bambini su un milione e ad essere maggiormente colpiti sono i bambini di sesso maschile.

Tipologie di medulloblastoma

Grazie ad un esame istologico che permette di osservare le cellula al microscopio, è stato possibile individuare ben 4 tipi di medulloblastoma, tra cui:

  • medulloblastoma classico;
  • medulloblastoma desmoplastico/nodulare;
  • medulloblastoma a estensiva nodularità;
  • medulloblastoma anaplastico a grandi cellule;

Quali sono i sintomi

Ci teniamo a precisare che i sintomi legati al medulloblastoma possono essere confusi con sintomi legati a malattie meno gravi. Proprio per questo motivo è sempre necessario consultare il proprio pediatra per capire se si tratti di tumore o meno. I sintomi più comuni che si possono riscontrare sono:

  • mal di testa,
  • nausea;
  • vomito;
  • difficoltà a camminare;
  • problemi nella coordinazione degli arti;
  • difficoltà a deglutire;
  • difficoltà a sincronizzare i movimenti degli occhi;
  • variazioni nella modulazione della voce;

Quali sono le cure

Le terapie più efficaci contro il medulloblastoma sono:

  • L’asportazione chirurgica;
  • La chemioterapia;
  • La radioterapia;

Inoltre, è consigliato un percorso riabilitativo al bambino, in modo tale da migliorare la risposta alle cure e anche la qualità della vita del paziente.

Il nostro obiettivo

Prevenire il medulloblastoma non è sempre semplice, proprio perché le cause del tumore sono ancora poco note. Ci sono tantissime mamme convinte di essere loro, la causa del tumore dei propri figli. Questo perché magari sono state adottate abitudini sbagliate durante la gravidanza ma possiamo garantire che, almeno nella maggior parte dei casi, la colpa non è assolutamente da attribuire ai famigliari.

L’obiettivo dell’associazione ONLUS è proprio quella di sostenere le ricerche oncologiche per trovare soluzioni sempre più efficaci contro i tumori. In questo modo sarà possibile diagnosticare preventivamente la malattia e curarla prima che peggiori. A questo proposito, chiunque può sentirsi libero di contribuire con una piccola donazione e regalare una speranza in più ai bambini malati di tumore.

Linfoma di Hodgkin

Cos’è linfoma di Hodgkin

Il linfoma di Hodgkin (LH) ha origine a partire dalle cellule presenti nel sistema linfatico. Il sistema linfatico è composto da linfociti T e B ed hanno come scopo quello di proteggere l’organismo da agenti esterni e infezioni. Inoltre, permette alla linfa di fluire per tutto il corpo ed è presente quindi nei linfonodi, milza, midollo osseo, sangue e in tanti altri organi. Essendo presente in diverse parti dell’organismo, il tumore si può sviluppare praticamente dappertutto.

Il linfoma di Hodgkin si presenta con delle caratteristiche diverse nei bambini rispetto agli adulti. In particolare, abbiamo due tipologie di LH pediatrico tra cui:

  • Linfoma di Hodgkin classico;
  • Linfoma di Hodgkin a predominanza linfocitaria;

Chi è a rischio

I bambini che rischiano di contrarre il linfoma di Hodgkin sono tutti coloro che hanno di base una scarsa efficienza immunitaria. Questa scarsa efficienza potrebbe essere dovuta ad un trapianto di organi, da infezione da HIV trasferita da madre a figlio o anche dal virus di Epstein Barr, responsabile della mononucleosi infettiva.

Quali sono i sintomi

Il linfoma di Hodgkin presenta sintomi abbastanza chiari come la linfoadenopatia, ovvero un ingrossamento dei linfonodi e nella maggior parte dei casi non presenta dolore. Altri possibili sintomi possono essere: febbre, perdita di peso, sensazione di stanchezza, sudorazioni notturne e prurito. Inoltre, se la malattia interessa il mediastino, ovvero lo spazio della cavità toracica compreso tra i polmoni, può provocare anche tosse e difficoltà nel respirare.

Come curare il linfoma di Hodgkin

Per curare il linfoma di Hodking, soprattutto se si tratta di LH a predominanza linfocitaria, si può fare ricorso alla chemioterapia. Anche la radioterapia è un ottima soluzione che può essere abbinata alla chemio. Un altro metodo molto efficace è il trapianto di cellule staminali. Queste cellule vengono prelevate dal paziente prima della terapia oppure possono essere prelevate da un donatore. In questo modo, una volta eliminate le cellule malate, è possibile iniettare le cellule staminali e dare origine a nuove cellule sane.

Cure invece più recenti, ma comunque efficaci sono le terapie mirate come gli inibitori del proteasoma o alcuni anticorpi monoclonali, che agiscono contro le molecole presenti sulle cellule tumorali.

Moltissime terapie mirate sono ancora in fase di sviluppo per quanto riguarda i bambini in età pediatrica, ma continuano le ricerche cliniche per migliorare sempre di più le terapie ed assicurare la sopravvivenza di tutti i bambini affetti dal linfoma di Hodgkin. L’associazione ONLUS si impegna da anni per collaborare a questa iniziativa e sostiene numerosissime famiglie e bambini che ogni giorno lottano per trovare un motivo per continuare a sorridere.

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